04 Apr 2026

INDIA parte 3 – Holi a Vrindavan

Entriamo a Vrindavan non senza qualche difficoltà. In previsione dell’Holi, la festa che siamo venuti a fotografare e che si svolgerà domani, tutte le strade di accesso alla città sono sbarrate e passare attraverso i controlli delle forze dell’ordine che presidiano quegli accessi, è un’avventura. Per fortuna il nostro autista dal nome impronunciabile sa il fatto suo e, dopo innumerevoli contrattazioni fatte di dinieghi e concessioni sapientemente dosate, ci lasciano passare per raggiungere l’hotel. Ma usare il minibus domani, per spostarci, è fuori discussione. L’unica possibilità sarà di muoversi con i tuk tuk che, percorrendo strade secondarie, e sfuggendo ai controlli, riescono a intrufolarsi. Attraversiamo per un breve tratto la Shri Kripalu Ji Maharaj Marg la principale arteria di Vrindavan divisa in due carreggiate da una bassa barriera di cemento su cui è montata una lunghissima inferriata color mattone. Su questa strada sorge un tempio enorme, il Prem Mandir che sembra fatto di panna montata ed è già preso d’assalto dai fedeli a metà giornata anche se il massimo dell’afflusso lo vedremo questa sera. Impossibile entrare con macchine fotografiche e oggetti tecnologici, ci si entra senza niente. 

Siamo venuti a Vrindavan che, con l’agglomerato gemello di Mathura, forma la Regione di Braj ed è il centro dell’Holi, perché è la città sacra legata all’infanzia e agli amori di Lord Krishna. Solo a Vrindavan si contano circa 5.500 templi dedicati a Krishna e a Radha, sua moglie. Con l’Holi, la festa dei Colori o Festival dell’Amore, gli indù celebrano l’arrivo della Primavera, la rinascita del mondo dopo l’inverno e il trionfo del bene sul male. È la festa dei colori perché ci si lancia, anche da distanze molto ravvicinate, polveri colorate, che chiamano “gulal” che simboleggiano l’unità, l’uguaglianza e la gioia. Durante l’Holi, le rigide barriere di casta, status sociale ed età vengono meno: tutti si sporcano a vicenda con i colori, celebrando la fratellanza. Ogni colore ha un significato diverso. 

Rosso: Amore, fertilità e passione – Blu: La divinità, in particolare Krishna – Giallo: Curcuma, salute e saggezza – Verde: Primavera, nuovi inizi e vitalità. 

Sappiamo che durante questa giornata noi e tutto quello che avremo addosso, sarà fatto oggetto di lanci di polveri colorate ma anche di acqua. Il problema sono le macchine fotografiche con le quali vogliamo riprendere questa festa. Saremo in mezzo alla confusione e mettere le macchine in scafandri rigidi e pesanti è fuori discussione. Ho scelto una protezione in silicone trasparente utilizzata da chi fotografa sport acquatici, come il surf. È leggera e ha un filtro di vetro la cui filettatura si avvita all’obiettivo e tiene tutto bloccato. Il filtro di vetro, e non plastica o qualche altro composito, dovrebbe assicurare una qualità tutto sommato buona dell’immagine finale e non un decadimento grave. Ne ho portate due, una per ognuna delle macchine che ho con me, ma alla fine della giornata ne avrò utilizzata solo una. L’altra è rimasta chiusa dentro la borsa impermeabile che ho a tracolla insieme al cellulare e una bottiglietta d’acqua. 

Il tempo di lasciare i bagagli in camera e una veloce rinfrescata e siamo già nei due taxi a tre ruote che ci portano in centro. Andiamo in giro per respirare un po’ l’atmosfera che si sta già facendo elettrica e che domani raggiungerà il suo apice. Appena scesi dal tuk tuk veniamo circondati da donne e ragazzine che ci vogliono disegnare sul viso i classici “tilak” o “bindi”, i segni devozionali che gli uomini e le donne si applicano sulla fronte specialmente durante queste celebrazioni religiose. Ovviamente lo fanno in cambio di una mancia, ma è un “assalto” continuo, quasi ad ogni passo, anche se fatto con rispetto e una grazia innate. Sono tutte, o quasi, ragazzine e fanno tenerezza anche se sappiamo che lo fanno in quanto siamo turisti e dunque una specie di bancomat mobile. Una teoria infinita di bancarelle che vendono ogni cosa, si snoda lungo la strada. Dietro, i negozi “ufficiali”, che sono aperti e illuminati a giorno. Tanta la gente, pochi i turisti, almeno non ne vediamo. Compriamo le ultime cose per la “battaglia” del giorno dopo e rientriamo.


È il giorno dell’Holi. Finalmente. Ne abbiamo sentito parlare, abbiamo visto video e foto per sapere cosa ci aspetta e siamo pronti. Protette le macchine, ci vestiamo il più semplice possibile. Tanto sappiamo che a fine giornata sarà tutto, o quasi, da buttare. Si esce. Due tuk tuk ci portano nel cuore dell’evento che si svolge nella zona intorno al tempio di Banke Bihari. Ancora nel tuk tuk siamo fatti oggetto di lanci di polveri colorate. Essendo facilmente riconoscibili come turisti, ci vogliono far entrare più velocemente nel “mood” della festa, colorandoci subito. Nemmeno il tempo di scendere dai nostri mezzi e non si capisce più niente. Gente che ti tira manciate di polvere colorata, anche in maniera violenta, bisogna fare attenzione agli occhi. Alcuni, invece di tirarle, le polveri, te le spalmano direttamente su viso, testa, collo, guance. Dopo qualche minuto siamo già ricoperti di ogni colore e gli abiti indossati sono irriconoscibili. Alcuni del nostro gruppetto comprano grandi buste di polvere colorata e rispondono ai lanci con la stessa moneta. Non si capisce niente, è un’orgia di colori, profumi, corpi che si incrociano, si bloccano. Più ci si avvicina all’epicentro di tutto, il tempio di Banke Bihari, più aumenta la densità dei corpi, se mai fosse possibile. Ma succede. Per accedere al tempio c’è una fila enorme che viene incanalata tra due barriere di metallo tipo quelle che si usano per guidare le mandrie nel recinto. Desistiamo dall’entrare, per il momento, perché c’è troppa gente e la nostra guida non se la sente di rischiare. Ci avvisa che da un momento all’altro può capitare che la folla perda il controllo e allora in una tale bolgia si diventa come una foglia nel vento e si deve solo sperare nella buona sorte. Rimaniamo in giro nei dintorni del tempio ma la folla aumenta di minuto in minuto. Siamo ricoperti di colore, lo abbiamo in testa, in bocca, nelle orecchie dovunque sia possibile. Le nostre magliette e pantaloni bianchi sono una tavolozza arcobaleno. Sono rimasti puliti solo per qualche minuto dopo l’uscita dall’hotel. Percorriamo vicoli e vicoletti, dall’alto piovono bombe d’acqua, a terra è una sola enorme nuvola di polvere colorata. In tutto questo bisogna dire che non ci siamo mai sentiti in pericolo, nè in termini di delinquenza nè come rischio di essere travolti da ondate incontrollate di folla. Tutto si svolge in un caos tutto sommato gestibile. La polizia controlla gli accessi alle zone più affollate e anche loro sono colorati dalle polveri, ma non credo in quanto oggetti di lanci veri e propri. Piuttosto subiscono gli effetti collaterali di questa tempesta colorata. Il resto della giornata, almeno fino a ora di pranzo lo passiamo in giro a tirare e prenderci i colori addosso. Più si va verso sera, più la situazione va fuori controllo. Si percepisce  che molti hanno alzato troppo il gomito e in questa situazione la folla può essere pericolosa. Restare ancora in giro non aggiunge nulla a quello che abbiamo già fatto, visto e fotografato, per cui decidiamo di rientrare in hotel. 

Qui comincia un capitolo a parte che riguarda il “togliersi” di dosso i colori che abbiamo addosso. Scopriamo che una doccia sola, per quanto lunga, non basta a tirare via tutta la polvere che abbiamo addosso anche perché ne troveremo tracce nascoste negli anfratti più impensabili. Orecchie, naso, capelli, piedi, ogni zona del corpo è un deposito di polvere colorata. Tutto quello indossato va direttamente nell’immondizia, compreso l’intimo. Irrecuperabile. Ma anche le protezioni che avevamo con noi, sacca impermeabile da barca, protezione in silicone per le macchine fotografiche, avranno bisogno di innumerevoli risciacqui per togliere la polvere che magicamente, una volta asciutti, si riforma. Il colore, invece, quello è impossibile da togliere, sembra penetrato nelle molecole dei materiali e nemmeno strofinando si attenua un poco. Saranno il nostro ricordo perenne dell’Holi di Vrindavan. Le foto che seguono spiegano, per quanto possibile, la pazzia di quella giornata. Comprese alcune, le ultime tre immagini, che certificano quanto il sottoscritto sia stato fatto bersaglio di polveri e acqua colorata.